06/11/2008
Il federalismo fiscale e il rischio delle spese duplicate
di Massimiliano Serra
L’uscita ferragostiana di Bossi che da Ponte di Legno paventava il ripristino dell’ICI sulla prima casa – imposta appena abolita durante la luna di miele tra il governo Berlusconi e gli italiani – è sintomatica della difficoltà di disegnare per il nostro Paese un sistema federalista compiuto. Ma soprattutto deve farci riflettere, perché è assolutamente logica.
Il federalismo è un sistema di attribuzione delle competenze amministrative e legislative oggi dello Stato a Regioni e Comuni che trova necessariamente il proprio perno nella fiscalità locale, ovvero nell’autonomia di entrata e di spesa. Tale meccanismo, ovviamente, deve prevedere anche degli interventi di perequazione, ovvero di solidarietà e di coesione sociale per i territori a minore capacità fiscale per abitante.
Il federalismo quindi, a regime e nella sua compiutezza, dovrebbe permettere di colmare il profondo gap ora esistente tra cittadini - elettori - contribuenti e Stato centrale che oggi ha assunto aspetti esasperati. Il federalismo si propone infatti di garantire la massima responsabilizzazione di chi ci governa grazie all’effettività e la trasparenza del controllo democratico dei cittadini nei confronti degli eletti.
Federalismo fiscale significa autonomia impositiva degli enti locali. Volendo sistematizzare il principio: meglio spendo, più riduco la spesa pubblica, meno tasso i miei cittadini, più raccolgo consenso elettorale.
Il timore di sposare tout-court il federalismo richiede l’assoluto rispetto di un principio: ad ogni euro di spesa per la sua realizzazione a livello locale, deve corrispondere almeno un euro risparmiato a livello centrale o, per dirla come il senatùr, a Roma.
Ma l’esperienza ci insegna il contrario. Ogniqualvolta abbiamo trasferito una competenza dal livello centrale a quello locale, non abbiamo creato efficienza e risparmio ma duplicazione di spesa. Si pensi alla pioggia di denaro pubblico che salutò la nascita delle regioni e che coincise con l’inizio della corsa esplosiva del nostro debito pubblico.
Nel nostro Paese di fatto non esiste sostanzialmente la mobilità del pubblico impiego, quindi affrontare il federalismo significa anche trovare un accordo politico-sindacale per evitare che la crescita delle funzioni degli enti locali non comporti un aumento del personale chiamato a svolgerle e dei costi conseguenti. Per non parlare poi dei costi per sedi e uffici, per la creazione di nuovi adempimenti burocratici “locali” e così via.
Ai lombardi non credo interessi tanto pagare le tasse a chi sta a Roma o al Pirellone, quanto credo che interessi almeno non pagarne, a parità di servizi, di più di quanto già fanno oggi.
Tornando a Bossi, il senatùr oltre a porre l’accento sul ruolo fondamentale della fiscalità nel processo di realizzazione del federalismo, ha avuto il merito di sottolineare che l’abolizione a giugno dell’ICI sulla prima casa ha tolto ai comuni sostanzialmente l’unica entrata su cui potevano vantare reale autonomia impositiva (determinazione dell’aliquota e delle detrazioni) e di controllo. Bossi, quindi, ha voluto sottolineare che il vero federalismo significa non solo trasferire competenze agli enti locali ma anche conferire a questi ultimi la capacità di esigere e incassare le tasse, rispondendo direttamente ai cittadini del loro impiego.
15:09
Scritto da: Massimiliano Serra
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03/09/2008
Quando fallire non è vietato
di Alberto Alesina, Il Sole24Ore 2 settembre 2008
È stata un'estate di salvataggi. Da Bear Stearns a Fannie Mae e Freddie Mac all'Alitalia. Uno spettacolo triste. Gli innocenti contribuenti – americani e italiani – pagheranno per gli errori di manager, per eccessi di rischio, per piloti e assistenti di volo molto ben pagati. La sinistra marxista un tempo parlava (giustamente) di privatizzazione dei profitti e pubblicizzazione delle perdite. Gli statisti odierni a cominciare dal ministro Giulio Tremonti pare non ci vedano nulla di male, anzi vorrebbero far entrare ancor di più lo Stato in gioco. Personalmente trovo la risposta sbagliata. Vanno privatizzati sia i profitti che le perdite, tenendo lo Stato (cioè tutti noi) il più possibile a debita distanza da chi sbaglia.
09:11
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15/07/2008
Ancora sull'occupazione femminile
Un policy maker prende – o dovrebbe prendere – le sue iniziative politiche in base a una serie di variabili e valutazioni, tra le quali non ne mancano mai almeno due: da un lato la coerenza rispetto alla risoluzione dei problemi più urgenti del Paese che si trova a governare, dall’altro la sostenibilità economica di tali iniziative rispetto alla quantità di risorse di cui può disporre. L’Italia sta vivendo un periodo di grande difficoltà economica, legata al crescente rincaro dei prezzi non bilanciato da un corrispettivo aumento dei salari, con un conseguente impoverimento delle famiglie e calo dei consumi. Calo che non aiuta certo l’economia a uscire da un rallentamento della crescita, di cui la scarsa produttività è fra le principali cause. A sua volta, la scarsa produttività è determinata da una serie di fattori, tra cui rientrano la poca valorizzazione delle migliori competenze e una organizzazione del lavoro ancora piuttosto rigida. Sia in termini di orari di lavoro, sia per le modalità di valutazione della progressione salariale e di carriera, focalizzate più sulla quantità che sulla qualità.
14:45
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18/06/2008
Giulio di Sherwood
Da giorni, ovvero dalla sua presentazione a Francoforte in contesto europeo, ci chiediamo cosa ci sia di così clamoroso in questa Robin Hood Tax, che toglie a petrolieri e banchieri per redistribuire ai meno abbienti. Ci sembra scontato che i soggetti nel mirino della nuova tassa del ministro dell'Economia Giulio Tremonti si potranno rivalere facilemente sui consumatori...
Ecco concretizzata questa considerazione sulla Lavoce.info, a firma di Little John (!): "Se (Tremonti) immagina una tassa sui barili venduti, rammenterei che nei corsi di economia del primo anno si insegna come le tasse sulla produzione possono essere trasferite a valle sui consumatori attraverso un aumento dei prezzi finali; e che tale spostamento è tanto pù facile quanto più consumatori esprimano una domanda inelastica, il cui classico esempio è la benzina. E non basta, per evitare questo, fare la voce grossa contro gli odiati petrolieri."
E i Little John condividiamo anche le osservazioni sul primo mese di operato del nuovo governo: "Il Ministro Tremonti sembra aderire con grande entusiasmo allo spirito di queste prime settimane di governo, secondo cui l'importante è stupire e colpire l'immaginazione più che risolvere i problemi. "
22:25
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Bergamo in cifre
"Bergamo in cifre" è un dossier di oltre 100 pagine voluto dal Comune di Bergamo per analizzare la situazione anagrafica della città. Eccone alcune conclusioni.
Il calo dei giovani continua: nel 1991, la fascia di età tra 18 e 30 anni contava 24.400 persone che nel 2008 sono diventate 14.400.
Secondo i calcoli, nel 2030 a Bergamo gli abitanti saranno 113.000 (adesso sono poco più di 117.000) e il 30% sarà composto da ultrasessantacinquenni. Addirittura il 10% sarà di ultraottantenni.

Le barre colorate rappresentano a sinistra gli uomini e a destra le donne, raggruppati in classi quinquennali d'età secondo le osservazioni fatte nel 2005. I rettangoli trasparenti invece sarebbero le corrispondenti fasce d’età alla fine del 2030. Il ristagno delle nascite causerebbe una distribuzione quasi uniforme dell’età, fino al 50-esimo anno. I giovani, nati durante il baby boom degli anni '60, comincerebbero ad affacciarsi alla terza età. Numerosi saranno gli ultraottantenni, in modo particolare tra le donne, grazie a un’aspettativa di vita più lunga.
Rilevante la presenza degli stranieri: sono loro che frenano il decremento della popolazione e senza di loro si calcola che nel 2030 a Bergamo ci sarebbero 10mila persone in meno.
Vedi OpuscoloBgincifre2007.pdf >>>
20:45
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16/06/2008
Ichino: «Sindacati e Pd spiazzino il governo»
di Roberto Bagnoli, Corriere della Sera
«Se il sindacato e il centrosinistra non avranno il coraggio di far cadere il tabù dell'articolo 18, qualsiasi opposizione al programma del ministro Sacconi di deregulation e di liberalizzazione dei contratti a termine sarà perdente. Se si vuol combattere davvero il precariato permanente e offrire ai giovani una vera eguaglianza, occorre disegnare un modello di rapporto di lavoro a tempo indeterminato per tutti, ma più flessibile». Pietro Ichino, neosenatore del Pd e giuslavorista riformista, va dritto al cuore del problema.
Però, nemmeno il ministro del Welfare Sacconi, che pure sabato a Santa Margherita Ligure ha picchiato duro sulla necessità di liberalizzare, ha posto la questione dell'articolo 18.
«Certo: perché anche il centrodestra ha interiorizzato il tabù per cui "chi tocca lo Statuto dei lavoratori muore". Così il governo torna a puntare a un allargamento degli spazi di flessibilità nella zona non protetta, quella del precariato. Il Pd deve stare attento a non ripetere l'esperienza disastrosa della quattordicesima legislatura: un'opposizione di retroguardia, priva di una strategia efficace contro il dualismo e l'apartheid fra lavoratori di serie A e serie B».
14:15
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05/05/2008
Abolizione Ici sulla prima casa: ma come finanziarla?
di Dario Guerini - Assessore al Bilancio Comune di Bergamo
Il nuovo governo Berlusconi, coerentemente con quanto annunciato in campagna elettorale, si appresta a varare per tutti la cancellazione dell’Ici sulla prima casa.
"Ottimo", è stato il commento unanime dei proprietari, che rappresentano l’80 % degli italiani. Debbo subito affermare che l’introduzione dell’Ici (istituita nel 1993 in sostituzione di trasferimenti statali), eliminando il precedente finanziamento dei Comuni da parte della fiscalità generale e ponendolo invece a carico dei proprietari di immobili, ha avviato un surrettizio esproprio generalizzato della proprietà privata.
09:45
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21/04/2008
Un'analisi del voto a Bergamo
Di Miriam Campana
A distanza di una settimana dal voto, a bocce ferme, proviamo a riassumere l'esito delle elezioni politiche del 2008, con particolare riferimento ai dati generali della bergamasca e, quanto al risultato nazionale, cercando di cogliere gli spunti comunque interessanti ed utili a tracciare la rotta per il futuro.
Sul risultato politico complessivo del centrosinistra non si può che registrare una sconfitta, determinata in particolar modo dalla debacle della Sinistra Arcobaleno, che rispetto al risultato del 2006 provinciale – considerando il quasi 6% di Rifondazione e il 4% delle altre formazioni all'interno dell'Unione – ottiene alla Camera solo il 2,82% in città e il 2,29% in provincia, mentre al Senato il 3,26% in città e il 2,42% in provincia.
Il Pd registra invece un risultato certamente positivo: alla Camera è il primo partito in città e aumenta i consensi, passando dal 27,73% dell'Ulivo nel 2006 al 31,27% (al Senato si ferma invece dietro al Pdl con il 31,05% dei voti).
21:40
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08/04/2008
Il giorno nero del sindacato
Per chi se lo fosse perso, ecco l'editoriale sul Corriere della Sera dello scorso 4 aprile: un'analisi del ruolo dei sindacati nella trattativa per Alitalia.
di Piero Ostellino
L’ abbandono, da parte di Air France-Klm, della trattativa per Alitalia, a causa del massimalismo dei sindacati, è la plastica rappresentazione del fallimento del nostro sistema di relazioni industriali. È stato il giorno nero dei sindacati. Per anni, in nome dell’occupazione, avevano retto la coda al malcostume politico di gonfiare gli organici della compagnia di bandiera per ragioni clientelari.
21:25
Scritto da: Redazione
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02/04/2008
E' importante che una nuova generazione si metta in gioco
Di Elisabetta Olivari
Se il Partito Democratico vorrà svolgere la funzione di ricollocare il nostro Paese nel nuovo mondo, attraverso la piena e definitiva connessione al sistema Europa, esso non potrà non partire proprio dalla questione generazionale.
Non si tratta di sterile giovanilismo.
E’ importante che una nuova classe dirigente alzi la testa di fronte al tentativo di alcuni e alla tentazione di molti di infangare tutto e tutti e faccia leva sulle energie, sulle risorse e sulle capacità di quanti, donne e uomini, intendano, con entusiasmo e onestà, mettersi a servizio del bene comune.
16:45
Scritto da: Redazione
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